A.D. 2002: La Route di Soviore cambia

 

   La Route di Soviore cambia, propone nuove esperienze, migliora.
Mi sono abituato negli anni a verificare le esperienze che vivo dopo un periodo piuttosto lungo di “sedimentazione”, nel quale la memoria tralascia i particolari insignificanti e tiene invece vivi i ricordi più importanti. E così anche quest’anno mi trovo a fare un bilancio della Pasqua a Soviore solo ora, dopo oltre un mese e mezzo da quei giorni... indimenticabili.
Riduco ai minimi termini la Route, la trasformo per un attimo in un flash unico, immediato. Mi appare davanti agli occhi la Badessa del Monastero di Santa Maria del Mare, nel momento in cui si avvicina a noi, al termine dell’ufficio del Mattutino, quel giovedì santo, dopo oltre un’ora di preghiera insieme. Esce dal recinto della clausura, e con una pace assoluta ci ringrazia per essere lì con lei e le altre monache a condividere quell’esperienza. È la pace, la calma pace di quegli occhi, sul volto pallido di chi non trascorre molte ore alla luce del sole, che mi rimane impressa. Per noi tutti, giunti trafelati da ogni parte d’Italia (quest’anno mi pare più che l’anno scorso), prede quotidiane della frenesia che tutto invade, quello sguardo serafico apre una nuova dimensione, ci introduce repentinamente nel mistero pasquale che di lì a poco andremo a celebrare, a contemplare.
La Route è iniziata la sera del mercoledì, proprio con il nostro arrivo a Santa Maria del Mare, e con l’adorazione continua nella Cappella del Monastero di clausura. Al cerchio serale viene presentato il tema per le nostre riflessioni: la Speranza. A parlare con noi di speranza al Bivacco c’è anche il Vescovo della Spezia, e Suor Maria Gregoria, che ascoltano i nostri canti, intervengono nella chiacchierata e rispondono con affabilità e partecipazione alle nostre domande. Il clima è ancora un po’ ridanciano, ma gli interventi si susseguono appassionati.
Il giorno dopo prima di ripartire abbiamo partecipato alla recita del Mattutino. Quel tempo interminabile passato ad ascoltare la preghiera delle Monache, e poi a contribuire “in punta dei piedi” ai loro canti, ci ha preparato a recepire l’intervento della Badessa al termine della funzione, ad osservare i suoi occhi, a respirare la pace che infondevano i suoi gesti e le sue parole.
Se non ci fosse stato prima l’ascolto del Mattutino, quasi una contemplazione, non avremmo avuto occhi ed orecchie così aperti, non avremmo raccolto quel’afflato di serenità che la Badessa ci offriva. Di questo mi sono reso conto poi, la sera, dopo il cammino, quando a Soviore siamo entrati nel clima del luogo con la funzione della lavanda dei piedi.
Il raccoglimento e l’adorazione durante il Triduo preludono alla Pasqua di Resurrezione, come – posso dirlo? – il raccoglimento a Madonna del Mare è servito per comprendere il significato della nostra presenza lì e della testimonianza di infinita Speranza che stavamo ricevendo.
Alcuni tra i più giovani – che non avevano mai saggiato, forse, l’ostinato rigore della Route di Soviore – hanno vissuto la permanenza al Santuario un po’ come un tormento: non hanno esitato ad esternare il loro stato d’animo un po’ polemico al Capitolo Generale conclusivo il sabato pomeriggio, quasi che ciò fosse l’unica cosa degna di nota.
Ma poi, quasi d’incanto, la celebrazione serale, la Messa Pasquale, ha elevato tutti in un unico canto, all’unisono, perfetto, cristallino. È stato un crescendo di intensità, di partecipazione. Il rinnovo delle promesse battesimali è stato urlato, con forza; il Canto della Promessa per poco non faceva crollare le volte della Chiesa; i volti, tutti quanti,  erano impegnati in un unico sguardo, verso lontano. Lo sguardo di Speranza che avevo visto quella mattina; un raggio di sole, penetrante, violento, dolce e puro.
Qualcuno ripete che per andare a Soviore bisogna essere matti.
Può darsi. Ma a Soviore c’è ancora, testardo, lo Scautismo vero; quello che apre orizzonti mentre altri li chiudono, che traccia solchi nel cielo mentre molti dubitano del cielo stesso, quello che varca le stesse soglie della Speranza.
Di questo alla Route di Soviore bisogna essere grati.
Di questo ci siamo saziati, fino al prossimo anno.

Grillo Parlante